«Eclairage sur le patrimoine cinématographique marocain» (Luce sul patrimonio cinematografico marocchino), è la 9ª opera del cineclub di Imouzzer. Pubblicato nel 2015, questo libro scritto in arabo e in francese compila diversi articoli di accademici, di critici, tutti punteggiati da immagini, locandine e copertine di riviste.
I cinefili della piccola città di Imouzzer Kandar sono riusciti a mettere luce sul patrimonio cinematografico marocchino. Lo scorso fine settimana, il cineclub locale ha organizzato una sessione di autografi della sua nona opera: «Eclairage sur le patrimoine cinématographique marocain». Programmata a margine della dodicesima edizione del Festival del cinema dei popoli, questa cerimonia è stata un'occasione per critici, professionisti e cinefili di sottolineare l'importanza della documentazione e dell'archiviazione allo scopo di trasmettere la storia di quest'arte alle generazioni future. Pubblicato nel 2015, questo libro (180 pagine – formato medio) si declina in due parti, arabofona e francofona, e compila diversi articoli punteggiati da immagini, locandine e copertine di riviste. Prefata da Abdellah Arfaoui del cineclub di Imouzzer, la parte in lingua araba conta sei articoli firmati dal critico Ahmed Sijilmassi «L'istorizzazione del cinema, la responsabilità di chi?», l'accademico Mohamed Lemrini Louahabi «Il patrimonio cinematografico marocchino attraverso il cinema colonialista», Mohamed Bouayadi «Nel bisogno di riabilitare Mohamed Ousfour», il critico Bouchta El Mechrouh «Nuovi dati degli inizi del cinema marocchino», Mohamed Zeroual «I media e il cinema in Marocco» e Fouad Qachachi «Contributo dei festival nella documentazione della memoria cinematografica marocchina».
Quanto alla parte francofona, conta tre articoli che trattano de «L'importanza del patrimonio filmico» di Ahmed Gharib, «Per erigere il cinema a patrimonio» di Youssef Ayt Hammou e «Il documentario e la scrittura contro l'oblio e la marginalizzazione» di Ameur Cherqui.
Durante la dedica, il presidente del cineclub di Imouzzer, Mustapha Akherzouz, è intervenuto per presentare il libro e spiegare le circostanze della sua pubblicazione, segnate in particolare da preparativi in un tempo record. Da parte sua, il critico Ahmed Sijilmassi non ha omesso di menzionare il successo di questa dodicesima edizione del Festival del cinema dei popoli, e soprattutto la sua conferenza sulla documentazione della memoria cinematografica in Marocco.
Notiamo che questa 12ª edizione del Festival di Imouzzer Kandar ha avuto luogo dal 12 al 15 novembre corrente, presso il Complesso culturale della città, sotto il tema: «Il cinema per instaurare la cultura dell'immagine». «L'obiettivo primario di questo evento è tessere maggiori legami tra il cinema e il suo pubblico», spiega, in una dichiarazione a Libé, El Mostafa Akharzouz, presidente del cine-club. E aggiunge: «Nonostante le sale cinematografiche che mancano crudelmente in questa città, facciamo del nostro meglio per ancorare questo festival nel panorama cinematografico marocchino».
22 film marocchini sono stati, d'altra parte, in competizione per il Gran premio, ma anche film provenienti da Francia, Belgio, Bulgaria, Albania, Algeria, o ancora dal Canada. Ed è il cortometraggio «Jours d'été» del regista marocchino Imad Badi che ha vinto il Gran premio della suddetta edizione. Il premio per la migliore valorizzazione della cultura di un popolo è andato alla regista marocchina Hajar Seta per la sua opera «M'Berra», mentre la cineasta Asmae El Moudir ha conquistato il premio per la migliore immagine per il suo film «Rough Cut». Il premio speciale della giuria è, dal canto suo, andato al regista bulgaro Hristo Simeonov per il suo film «Ennemies», mentre il premio del pubblico è stato vinto dal film «Qui suis-je?» del regista algerino Kamouni Mohamed Islem.
È, d'altra parte, da ricordare che questa manifestazione culturale, che mira a gettare uno sguardo sulle specificità culturali di numerosi paesi attraverso la proiezione delle loro opere cinematografiche, è stata punteggiata da omaggi resi a titolo postumo all'artista marocchino defunto Mohamed Bastaoui, nonché al regista algerino Cherif Akoun.
Fornitore/Fonte : Mustapha Elouizi, Libération